E la vita scorre e le giornate si susseguono, giornate qualunque. Poi arriva quella mattina che finisci in ospedale, non importano i dettagli, non importano i particolari. Ma ti dicono che devono ricoverarti e allora sali al 4° piano e ti ritrovi in quel letto, davanti ad un muro dipinto di azzurrino e con una finestra a lato con la tenda gialla.
Ti devono inserire un aggeggio in corpo, un'operazione banale, niente tagli, niente di chirurgico, una sedazione lieve. Lo fanno abitualmente, una manovra qualunque, in una giornata qualunque. E tu vai tranquilla, poi ti riportano in stanza e poi ... e poi succede che medici ed infermieri iniziano a circondarti ... c'è qualcosa che non va .... il respiro si affanna ... Tu non senti più nulla di ciò che succede attorno. Arrivano i medici della rianimazione, ma non serve intubare ed attaccare alle macchine, bisogna solo aspettare l'ultimo respiro.
L'ultimo respiro.
Era per me una giornata qualunque ed invece improvvisamente si era trasformata nell'ultima giornata della mia vita. Passano le ore, la notte comincia a schiarirsi per lasciar posto all'alba e, nessuno ancora sa perché, improvvisamente ho ripreso conoscenza, il respiro si è normalizzato.
Tutto questo succedeva 15 giorni fa. Da quella notte in cui i miei affetti ed i miei amici sono arrivati per l'ultimo saluto, mi sono ripresa; sono rimasta sospesa in un vuoto per diversi giorni in cui ho dormito stordita e semi-incosciente e poi sono lentamente tornata. Non ricordo nulla, non ho avuto visioni, non ho visto fasci di luce bianca, non ho provato sensazioni di pace. Ho solo la sensazione del vuoto e mi chiedo dove ero.
E mi chiedo perché ero partita per quella destinazione e cosa è successo dopo quando evidentemente qualcuno lassù ha deciso di concedermi ancora tempo, di concedermi ancora qualche giornata qualunque.
Sto riaffacciandomi alla vita, sono qui in ospedale con il mio PC che è un modo per ricollegarmi con il mondo (rete ospedaliera permettendo)... non so quanto resterò, non so che mi succederà, sto intanto riacquistando le forze motorie perse nei 15 giorni di letto.
Ho voglia di un caffè e di una sigaretta.
Ho voglia di sapere perché me ne stavo andando, vorrei capire come si misura la fragilità della vita, ho voglia di sapere perché sono tornata.