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lunedì 6 ottobre 2014

TRENITALIA: un nome, una garanzia

Stazione di Bologna
Ma chi l'ha detto che il mondo cambia continuamente ? Che bisogna guardare avanti per stare al passo con i tempi ?
Ci sono tradizioni granitiche che resistono. Esempio: i treni e tutto il loro corollario di stazioni e passeggeri.
Ho preso un paio di treni in questi giorni e ritrovo sempre le vecchie (e non tanto care) abitudini, tutto come un anno fa o 10 anni fa. 

La stazione: al di fuori trovi sempre mendicanti, molestatori, venditori di fazzoletti, quello che ti tormenta perché vuole una sigaretta, gente che dorme accucciata ovunque. Ogni tanto qualche poliziotto impotente.
Dentro alla stazione i pannelli ARRIVI/PARTENZE che restano ancorati al passato in quella colonna dove ci sono tutti quei numeretti ... 10' - 25' - 56' ed oltre ... che non sono i numeri dell'ultima estrazione del lotto, bensì quelli dei ritardi.
La biglietteria: immancabile la fila. Ed ovviamente il furbo che cerca di aggirarla con la grazia di chi non ha certo frequentato la scuola di fioretto, ma sicuramente si è distinto nelle lezioni di spingarda.
L'obliteratrice: costruita secondo le tecniche di fabbricazione della legge di Murphy e quindi la prima che incontri, tranquillo che è fuori uso.
I binari: affollati di albanesi che ti tormentano con la mano tesa chiedendo la moneta, incuranti della tua insofferenza. Sono sempre loro, sono lì dai tempi in cui arrivarono con i gommoni; hanno già qualche filo bianco nelle chiome, segno evidente che stanno solo aspettando la pensione di vecchiaia che presto erogheremo loro (ecco perché li trovi sempre al di qua della linea gialla che rispettosamente non oltrepassano).
I distributori di bevande e cibo: banale ricordare che 9 su 10 ti mangeranno la moneta. E per cosa poi? Per la bottiglietta di acqua che proviene dalle FONTI DEL VULTURE (Rionero in Vulture) provincia di Potenza. Lode ai gestori che alimentano questo traffico tra Emilia Romagna e Basilicata che, si sa, sono geograficamente vicine ... 
Il pannello sul binario: diligentemente mostra orario e destinazione, ma puntualmente si accenderà la scritta scorrevole che ti informerà di uno sciopero del personale che causerà ritardi o cancellazioni di alcuni treni. Ma in Trenitalia il motto è, ed è sempre stato: 
Il treno: all'arrivo del treno c'è sempre il passeggero che ancora non ha capito che prima bisogna far scendere i passeggeri e ostinatamente si avvinghia al portello tentando la salita mentre viene travolto dai trolley di quelli che scendono. Una volta accomodati sul nostro sedile assisteremo alla trita scena di quello (solitamente rom) che passa e appoggia sul tavolinetto il bigliettino che recita che è in stato di bisogno e chiede monete; percorre la carrozza fino in fondo e poi fa il percorso a ritroso. Superfluo ricordare che viaggia come al solito senza pagare il biglietto; superfluo ricordare che se continua questa abitudine è perché c'è sempre qualche pirla che allunga monete sentendosi in questo modo un benefattore. 

Tutto sempre uguale. Puoi non prendere treni per mesi, per anni, ma quando tornerai in stazione troverai il solito copione che si ripete, inossidabile. E tu, con aria asettica e liofilizzata percorrerai il piazzale dribblando mendicanti e tabelloni, ignorerai la prima obliteratrice che incontri, vincerai la tentazione di far superare la linea gialla a quello che ti tormenta, non infilerai la moneta nel distributore, aprirai un libro perché già sai che il tuo treno sarà quello per cui si scusano per il disagio e quando arriverà, salirai accomodandoti e avendo come unica avvertenza quella di aggrapparti come un polipo ai tuoi bagagli per evitare che il rom in stato di bisogno allunghi troppo la mano bisognosa.
E' così rassicurante sapere come comportarsi senza dover affrontare novità che ti confonderebbero !!

Ora capisco perché alcuni treni si chiamano coincidenze, perché se riesci a prenderli è solo una coincidenza. Danilo Arlenghi