Ada era un
piccolo batuffolo peloso che entrò nella nostra famiglia quando avevo 6 anni. Era
un setter inglese; il canile l’aveva battezzata con quel
nome che a me non piaceva, ma mi innamorai subito di lei e quindi accettai
anche il suo nome.
Mio padre l’aveva presa per la caccia, ma piano
piano Ada diventò la mia compagna di giochi con sconforto di mio padre che
temeva che io la trasformassi in cane da salotto.
Le insegnai di tutto e la trasformai in una vera lady.
Tutti i vicini della nostra vecchia casa di ringhiera le volevano bene: li andava a
trovare ma si fermava sedendosi sullo zerbino, entrava solo se c’ero io ad
autorizzarla, a nulla valevano i loro inviti.
Divenne affine a me: se piangevo lei guaiva, se ridevo lei saltava scodinzolando e visto che soffrivo il mal d’auto decise di soffrire pure lei e i pochi km che percorrevamo nell'auto di papà divennero per lui un supplizio di continue soste. Pomeriggi interi passati a correre e giocare insieme, fino a quelli in cui, sdraiate una a fianco dell'altra, ripassavo lezioni che le ripetevo a voce alta e che lei molto concentrata ascoltava senza mai dar segni di impazienza. Quando scappò di casa per venire davanti alla mia scuola, quando insieme adoravamo i suoi cuccioli appena nati ..... potrei scrivere mille
ricordi di lei, ma scrivo dell’ultimo
gesto che ebbe nei miei confronti. Dopo 12 anni le fu riscontrato un
tumore all’utero; mi occupavo di lei cercando di alleviare i suoi dolori, così
come ci avevano indicato i veterinari, anche se era inevitabile la sua fine. Il
giorno che morì io ero lì, seduta per terra, accanto a lei quando ad un certo
punto iniziò a ringhiare contro di me, se tentavo di accarezzarla mi si
rivoltava contro. Non capivo …. Arrivò mia madre che con fare sicuro mi disse: “sta morendo
e non vuole che tu la veda morire …. vai via da qua”.
Si avvicinò
lei ad Ada che si lasciò toccare da mia madre; io uscii singhiozzando e
confusa. Dopo 10 minuti morì. Aveva ragione mia madre: non voleva che io la
vedessi morire, lei che era stata la compagna allegra e spensierata, voleva
evitarmi il dolore.
Dopo la
morte di Ada non ne volevo più sapere di avere un cane e trascorsero anni da quella decisione, fino al giorno in cui mio nonno cominciò ad avere
grossi problemi di salute.

Viveva con un giovanissimo pastore tedesco che a
quel punto adottammo per evitargli di vivere con sconosciuti. Iniziò
così la mia avventura con Dick.
Era un animale bellissimo e, superato l’inevitabile
trauma del distacco da mio nonno, si rivelò un cane affettuoso e soprattutto
protettivo. Nessuno mi poteva avvicinare se non passando dai suoi denti; era il
bodyguard perfetto.
Anche quando nacque mio figlio, Dick era sempre lì accanto
a lui a proteggerlo e nessuno poteva avvicinarsi. Era una stazza incredibile di
cane che faceva paura a tutti, ma con me era come un morbido peluche da
abbracciare.
Ubbidiente, rispettoso, affettuoso, protettivo, cosa altro si può
desiderare ?
Ma il destino ci riservò anche Fritz. Era un meticcio (un incrocio tra uno spinone ed un setter). Mio padre lo salvò da un brutto destino e lo aggiunse alla nostra famiglia con la scusa che tanto avevamo già Dick e quindi uno in più non faceva la differenza.
Era un cane con una vitalità
indescrivibile. Non ti dava
tregua né quando camminavi, né quando stavi seduto: un molestatore
professionista (quello che oggi chiamano stalker).
L’unico che
lo domava era Dick: quando si sentiva molestato oltre misura o quando sentiva
che noi sgridavamo Fritz, allora interveniva. Atterrava Fritz, si piazzava
sopra di lui, gli prendeva il collo tra i denti e lo teneva lì per un po’ e
così Fritz si calmava. Quando Dick lo mollava, lui si accucciava mite in un
angolo e per un po’ anche noi avevamo sollievo. La cosa curiosa è che Dick non
gli ha mai fatto male, nemmeno un graffio.
In estate li portavo entrambi al fiume: Fritz appena vedeva l’acqua si
tuffava dentro dopodiché andava a molestare un gruppo di oche e galline presso
la casa di un contadino sulla riva opposta. Era uno starnazzare continuo e mi
sono sempre detta che prima o poi il contadino lo avrebbe impallinato.
Nel
frattempo mi occupavo di Dick che odiava farsi il
bagno: appena vedeva che estraevo il flacone del sapone, abbassava le
orecchie e tentava di allontanarsi piano piano, arrivava addirittura a strisciare come i marines in vista del pericoloso nemico. Mi scappava da ridere, perché
vedere un bestione come lui temere un semplice bagnetto, era decisamente
ridicolo. Ma gli ordinavo l’alt e lui soffrendo incredibilmente, si fermava e
si sottoponeva alla tortura.
Dick e Fritz
morirono quasi contemporaneamente.
Dick morì di vecchiaia e forse Fritz non se
la sentiva di continuare senza di lui e il suo cuore un giorno smise di battere.
Non ho mai più voluto animali, non volevo più soffrire nel perderli.